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dai GIORNALI di OGGI

Rifiuti, truffa all'impianto di Colleferro I carabinieri del Noe hanno sequestrato due termovalorizzatori, 25 gli indagati

Traffico illecito di materiali, anche pericolosi, che venivano smaltiti in violazione delle norme

2009-03-08

Ingegneria Impianti Industriali

Elettrici Antinvendio

ST

DG

Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

 

L'ARGOMENTO DI OGGI

 

CORRIERE della SERA

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2009-03-09

smantellata la dirigenza del termovalizzatore

Truffa dei rifiuti a Colleferro

13 arresti e sequestro dell'impianto

Falsificati i certificati di analisi: nel sistema di riciclo finivano anche materiali tossici

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NOTIZIE CORRELATE

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Lazio, Di Carlo rimette delega sui rifiuti dopo il fuorionda su "Report"

(24 novembre 2008)

Carabinieri all'ingresso del termovalizzatore di Colleferro (Auci/Gmt)

Carabinieri all'ingresso del termovalizzatore di Colleferro (Auci/Gmt)

ROMA - Un termovalorizzatore moderno, un modello di tecnologia. Quello di Colleferro. Ma dentro ci finiva di tutto, con pesanti conseguenze sull'ambiente circostante. E’ questa l’accusa per cui nella notte tra domenica e lunedì i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno eseguito 13 ordini di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessi dal gip del tribunale di Velletri, nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno. Gli investigatori hanno poi anche deciso il sequestro dei due termovalorizzatori dell'impianto di Colleferro.

Secondo quanto si apprende da fonti investigative a Colleferro veniva smaltito ogni tipo di rifiuto violando "tutte le norme previste". Parte del materiale, hanno verificato gli uomini dell'Arma, arriva "di nascosto" dalla Campania e comprendeva anche rifiuti pericolosi.

(Benvegnù)

(Benvegnù)

GLI INQUIRENTI: "PROVE INEQUIVOCABILI" - Le indagini del nucleo ecologico dei carabinieri - spiega una nota - hanno permesso di raccogliere "inequivocabili elementi di responsabilità a carico dei soggetti che conseguivano ingiusti profitti, rappresentati dai maggiori ricavi e dalle minori spese di gestione dei rifiuti che venivano prodotti e commercializzati come Cdr (combustibile da rifiuti) pur non avendone le caratteristiche, qualificabili, in parte invece, come rifiuti speciali anche pericolosi e quindi non utilizzabili nei forni dei termovalorizzatori per il recupero energetico".

L'ORIGINE DELL'INCHIESTA - Era stata la denuncia di un ex dipendente a far partire le prime indagini. Il capo-turno si presentò con un campione di rifiuti da analizzare, estratto da una vasca per il trattamento dei rifiuti che presentava picchi anomali di XCl (acido cloridico) e SO2 (biossido di zolfo). Il campione sotto forma di cilindro è stato poi fatto analizzare dall’Arpa di Frosinone che non lo ha repertato come "materiale non identificabile come cdr" bensì "rifiuto speciale e pericoloso per la presenza di idrocarburi".

I REATI - I reati contestati a vario titolo sono di associazione per delinquere; attività organizzata per traffico illecito di rifiuti; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; truffa aggravata ai danni dello Stato; favoreggiamento personale; violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni; accesso abusivo a sistemi informatici.

IN MANETTE I DIRIGENTI DEL CONSORZIO - A finire in manette la dirigenza del consorzio che gestisce l'impianto di smaltimento alle porte di Roma e alcuni responsabili dell'Ama per i ciclo dei rifiuti. Tra di loro anche il direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro, Paolo Meaglia; un dirigente dell’Ama; soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software, chimici di laboratori di analisi. I militari oggi hanno provveduto anche a notificare 25 informazioni di garanzia.

09 marzo 2009

REPUBBLICA

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2009-03-9

I carabinieri del Noe hanno sequestrato due termovalorizzatori, 25 gli indagati

Traffico illecito di materiali, anche pericolosi, che venivano smaltiti in violazione delle norme

Rifiuti, truffa all'impianto di Colleferro

tredici persone agli arresti domiciliari

Operai intimiditi e vessati per impedire che collaborassero con la magistratura

Rifiuti, truffa all'impianto di Colleferro tredici persone agli arresti domiciliari

L'impianto di Colleferro

ROMA - Due termovalorizzatori dell'impianto di Colleferro sono stati sequestrati e 13 persone sono state poste agli arresti domiciliari con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso, truffa aggravata ai danni dello Stato, accesso abusivo a sistemi informatici, violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni e favoreggiamento personale. L'operazione è stata condotta dal Nucleo operativo ecologico (Noe) dei Carabinieri di Roma, diretti dal capitano Pietro Rajola Pescarini. Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dalla procura di Velletri, sono state eseguite nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno. Le persone indagate sono in tutto 25.

Ai domiciliari sono finiti i dirigenti del consorzio che gestisce l'impianto di smaltimento alle porte di Roma e alcuni responsabili dell'Ama per il ciclo dei rifiuti.

Le indagini, durate circa un anno, si sono sviluppate con servizi di osservazione dei luoghi, ispezioni e controlli agli impianti, consulenze tecniche. Gli inquirenti hanno accertato che a Colleferro veniva smaltito ogni tipo di rifiuto violando "tutte le norme previste". Parte del materiale arrivava "di nascosto" dalla Campania e comprendeva anche rifiuti pericolosi che dopo essere stati trattati venivano commercializzati come cdr.

Significativo è l'episodio che riguarda la combustione di pneumatici all'interno del termodistruttore, nonostante le rimostrante e i dubbi posti da alcuni operai verso i responsabili dell'impianto. Il materiale non idoneo veniva annotato dagli operai sulla documentazione e sui registri di accettazione con diverse diciture quali "Munezza", "Pezzatura grossa" o "scadente". Le autorità debbono ora verificare se si siano prodotte pericolose immissioni di fumi nell'ambiente circostante, densamente popolato.

Nel mirino della magistratura anche "il condizionamento nei confronti di dipendenti ed operai, anche attraverso pretestuose contestazioni disciplinari e sospensioni lavorative, al fine di evitare la collaborazione degli stessi con l'autorità giudiziaria".

Il Gip ha autorizzato la prosecuzione delle attività di termovalorizzazione, che tuttavia dopo il sequestro dovranno avvenire sotto la vigilanza del personale del Noe di Roma.

(9 marzo 2009)

 

 

L'UNITA'

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2009-03-09

Arresti e sequestri nella "valle dei veleni"

di Massimiliano Di Dio

È l’alba quando la bufera travolge i termovalorizzatori di Colleferro. Tredici persone ai domiciliari per traffico illecito di rifiuti e violazione dei limiti delle emissioni ambientali. Tra loro i dirigenti del consorzio Gaia, gestore commissariato degli impianti, e due responsabili dell’Ama, l’azienda municipale ambiente della capitale che lì conferiva cdr (combustibile derivato da rifiuti, ndr). Altri dodici gli indagati e soprattutto il sequestro preventivo degli inceneritori alle porte di Roma da parte dei carabinieri del Noe diretti dal capitano Pietro Rajola Pescarini. I due impianti funzioneranno sotto il loro controllo e quello dell’Arpa Lazio di Frosinone per i prossimi novanta giorni, poi si vedrà. Tutto come stabilito nelle 142 pagine dell’ordinanza del gip di Velletri, Alessandra Ilari. Un atto che segue le denunce di alcuni operai di Ep Sistemi e Mobilservice, società satelliti di Gaia, e apre un nuovo caso nella soluzione della gestione dei rifiuti laziali. Dopo la vicenda Malagrotta, ora tocca a Colleferro: i due termovalorizzatori sarebbero privi di autorizzazione da oltre un anno, seppur in attesa di Aia (autorizzazione integrata ambientale) da parte della Regione Lazio che li ha inseriti nel nuovo piano rifiuti. Se non viene rilasciata l’Aia e non viene istituito lo sportello ecologico entro tre mesi, si va verso la loro chiusura.

LE ACCUSE

Il fulmine prima della tempesta appare già a novembre. "I camion scaricavano anche di notte – avevano raccontato alcuni lavoratori a l’Unità - ‘Combustibile derivato da rifiuti (cdr) certificato’ ci dicevano ma bruciavamo anche pneumatici, materassi, residui metallici". E ancora: "Respiravamo scorie e ceneri, chi ci dice che non erano tossiche? Quando il cdr non era conforme, il sistema di controllo delle emissioni registrava valori fuori dalla norma e tutto finiva nell’aria. Come mai queste anomalie non risultavano nei registri interni? E perché gli impianti non venivano fermati?". Ora è la magistratura a parlare. Traffico illecito di rifiuti e violazione dei limiti delle emissioni ambientali, le principali accuse. "La pericolosità criminale degli indagati è altissima", sostengono gli inquirenti. Neppure i controlli del Noe li hanno fermati e si tratta di "attività inquinante, dannosa per l’incolumità pubblica, portata avanti in modo sistematico, senza alcuna remora, con l’unico miraggio del profitto". Il gip Ilari arriva a ipotizzare un’associazione per delinquere nei confronti di alcuni degli arrestati. Uniti, seppur con interessi diversi: bruciare nel termovalorizzatore e produrre energia da rivendere per i dirigenti Gaia, procurare e smaltire cdr non conforme per alcuni responsabili delle aziende del ramo trattamento rifiuti "con evidente vantaggio sia di chi lo vende, sia di chi lo acquista e con altrettanto evidente danno per il gestore che compra l’energia prodotta e per la salute pubblica". E questo grazie anche a falsi certificati d’analisi e alla manipolazione del sistema informatico destinato al controllo dei fumi e elle emissioni inquinanti.

GLI ARRESTI

Ai domiciliari finiscono Paolo Meaglia e Stefania Brida, rispettivamente direttore tecnico e responsabile gestione rifiuti dei due termovalorizzatori. Il pm Cirielli aveva chiesto il carcere nei loro confronti. E ancora tra gli altri: Giuseppe Rubrichi e Angelo Botti. Entrambi dell’Ama di Roma, proprietaria al 35 per cento di uno dei due impianti. Il primo in veste di procuratore, l’altro come responsabile dell’impianto di Rocca Cencia. Sotto accusa anche alcune società sparse in tutta Italia che conferivano cdr a Colleferro. In prima linea la De.Fi. Am di Serino, provincia di Avellino. È da un suo carico arrivato alla fine di ottobre che sarebbe stato prelevato un cilindro risultato "irregolare per l’umidità e contenente zolfo e olii minerali fuori dai limiti consentiti". A consegnarlo ai carabinieri del Noe, coordinati dal colonnello Sergio De Caprio (il famoso capitano Ultimo che arrestò Totò Riina), è stato il capoturno Piero Basso. Un mese fa, non appena ricevuto il decreto di notifica del sequestro, il consorzio Gaia lo ha sospeso in via cautelare. "Mi vogliono licenziare perché ho collaborato con la giustizia" aveva denunciato Basso al nostro giornale. Ora gli inquirenti valutano anche eventuali violenze e minacce agli operai da parte della dirigenza degli impianti. Su questo fronte, tra gli iscritti nel registro degli indagati, c’è anche il commissario straordinario del consorzio Gaia, Andrea Lolli.

09 marzo 2009

 

 

 

 

Anche eternit bruciato nei termovalorizzatori

di m.d.d.

Pneumatici, residui metallici, materassi. E ancora batterie, radiatori, tubi di rame, sembrerebbe persino eternit. Tutto entrava in veste di cdr per essere poi bruciato nei due termovalorizzatori di Colleferro. Prima i residenti segnalano la fuoriuscita di fumo nero e denso da una delle canne del sito. Si chiedono: sono sostanze tossiche derivanti dalla combustione dei rifiuti? Poi sono alcuni operai degli impianti a lanciare l’allarme. È il 19 novembre quando a l’Unità parlano di "camion che arrivavano la notte, a volte non veniva neppure chiamato il capoturno. ‘Cdr certificato’ ci dicevano ma dentro c’era di tutto". Chiedono verità e hanno paura per la loro salute, oltre che per quella dei cittadini. "Raccoglievamo le ceneri anche a mano, con le pale" raccontano. Le indagini dei carabinieri del Noe di Roma scattano già nel gennaio di due anni fa. Ironia della sorte, proprio da una denuncia per diffamazione presentata da Paolo Meaglia, direttore tecnico degli impianti finito ora ai domiciliari. Secondo un consigliere comunale della città alle porte di Roma, il terminale che monitorava in tempo reale le emissioni dei termovalorizzatori veniva oscurato ogni volte che si superavano i limiti di legge. Meaglia lo aveva denunciato. Adesso la procura di Velletri parla di manipolazione dei dati del sistema di controllo, falsi certificati del cdr scaricato, false analisi. Da qui le accuse di traffico illecito di rifiuti e violazione delle emissioni ambientali.

La storia degli inceneritori di Colleferro è travagliata. Al pari di quella del consorzio Gaia che li gestisce. Un tempo era formato da 48 comuni, tutti uniti per assicurare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nella provincia romana. Doveva essere la soluzione ai molti problemi, ben presto arriva il dissesto finanziario. Un inspiegabile passivo di oltre 100 milioni di euro scoperto da un'indagine della guardia di finanza che porta la Procura a emettere 24 avvisi di garanzia per corruzione, bancarotta fraudolenta, peculato e truffa aggravata ai danni dello Stato. Tra gli indagati c'è l'ex presidente della società Roberto Scaglione, già arrestato nel 2006 per un’altra truffa sempre ai danni del consorzio: un giro di fatture false milionario utilizzate forse per pagare tangenti. Intanto Gaia viene commissariato. Oggi sono rimasti 18 comuni, il consorzio è in vendita. Eppure difficoltà a parte, Colleferro e i suoi impianti continuano ad avere un ruolo centrale nel piano regionale dei rifiuti.

09 marzo 2009

 

 

 

Il medico: con quei fumi popolazione a rischio tumore

di Gioia Salvatori

I danni derivanti dalla combustione di Cdr sporco? Difficili da individuare e facili da ottenere. Per inquinare il Cdr basta poco, così come poco basta per danneggiare irreversibilmente l'ambiente circostante i termovalorizzatori e i luoghi in cui finiscono le scorie del Cdr. Non è detto, poi, che indagini ad ampio spettro sull'uomo evidenzino i danni alla salute. Carlo Perucci, epidemiologo della Asl Roma E, a lavoro sugli effetti sull’uomo del ciclo dei rifiuti, ci spiega perché. Sottolineando l'importanza di studi ambientali a largo raggio in un territorio già molto inquinato come quello di Colleferro nella Valle del fiume Sacco (basso Lazio).

Quando il Cdr è inquinato?

"Basta che ci finiscano dentro batterie di automobile, pile elettriche o plastiche che non siano Pet. A sporcare il Cdr ci vuole poco: è sufficiente un errore negli impianti di trattamento e preselezione".

Quali gli effetti?

"Se è sporco il Cdr sono inquinati anche i fumi del termovalorizzatore e le scorie dell'incenerimento: parti che o finiscono in discariche o nei cementifici che poi li usano per produrre materiali edilizi. Non si tratta di residui da poco: il loro peso è pari al 30-60 per cento di ciò che entra nel termovalorizzatore. A rischio non è solo chi lavora con questi materiali ma soprattutto la popolazione locale e, in misura minore, chi si ritrova nel muro di casa cemento fatto con i residui inquinati".

Si rischia il tumore?

"In genere fumi e scorie di Cdr inquinato contengono tracce di metalli pesanti come cadmio, mercurio, piombo, diossina. Sostanze che possono causare tumori come linfomi, sarcomi e anche mesoteliomi se viene bruciato amianto". Ma questi sono effetti evidenti… "Non esiste solo Seveso ma anche i bassi tassi di inquinamento ed effetti sulla salute rilevabili solo con studi di anni sull'uomo. Per esempio: se per il sarcoma dei tessuti molli, ci aspettiamo un'incidenza dello 0,1 per 10mila abitanti e l'incidenza sale allo 0,6 a causa dell'inquinamento, siamo comunque sotto l'uno e rilevare il danno è pressoché impossibile. Ma ciò non significa che non ci sia. A complicare i rilievi c'è la lontananza dei termovalorizzatori dai centri abitati e i tempi lunghi degli effetti dell'inquinamento".

Come si esce da questo empasse?

"Bisogna esaminare tutto il ciclo dei rifiuti prima che le malattie di chi abita vicino a un inceneritore. Serve analizzare il Cdr che entra nel termovalorizzatore e i fumi che escono dalla ciminiera. Vedere cosa entra nelle discariche e cosa ne esce. Monitorare il rischio prima che studiare il danno".

Prima la terra, poi il latte e le mucche. Ora, dunque, gli esseri umani che uno studio della Asl Rm E dice essere contaminati da beta-esaclorocicloesano: un derivato del lindano. La dannazione della Valle del Sacco è l’inquinamento. Un’inquinamento che dal fiume passa alla terra, entra nella catena alimentare e finisce nell’uomo. Inquinamento che non passa: il beta-esaclorocicloesano resta nel grasso, va nel latte materno. Chi c’è l’ha dentro è più esposto a diabete, malattie del sistema riproduttivo e del sistema nervoso (parkinson). Nella Valle del Sacco su 246 persone sottoposte a screening 135, il 55%, sono risultate contaminate in maniera cronica. Abitano lungo le rive del fiume, per lo più nei comuni di Colleferro, Segni, Gavignano. Lo screening andrà avanti: altre 700 persone verranno sottoposte ad esami.

09 marzo 2009

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-03-09

Roma, rifiuti tossici bruciati nell'inceneritore: 13 arresti

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9 marzo 2009

Il termovalorizzatore di Colleferro (Ansa)

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Un termovalorizzatore modello costretto a ingoiare e bruciare di tutto. E' questa l'accusa di fondo per cui stamane i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno eseguito 13 ordini di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessi dal gip del tribunale di Velletri, nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno. A finire nei guai il direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro, Paolo Meaglia; un dirigente dell'Ama; soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software, chimici di laboratori di analisi. I militari oggi hanno provveduto anche a notificare 25 informazioni di garanzia.

I reati contestati a vario titolo sono di associazione per delinquere; attività organizzata per traffico illecito di rifiuti; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; truffa aggravata ai danni dello Stato; favoreggiamento personale; violazione dei valori limiti delle emissioni in

atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni; accesso abusivo a sistemi informatici.

9 marzo 2009

 

 

 

 

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